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È l’ora dell’Internet of things a bassi consumi e low-cost

By April 4, 2019 No Comments

Banda libera. Dalle aziende ai soccorsi in zone remote, si diffonde la tecnologia radio a lungo raggio. LoRa incentiva community e applicativi

Originally written by Alessia Maccaferri, and published by Nòva.Tech

Non sempre le tecnologie più sofisticate, potenti e costose sono le più utili. Immaginate di partecipare al Tor des Géants, l’epica gara di trail che richiama centinaia di persone in Valle d’Aosta pronte a correre più di cento ore. Un itinerario duro quanto insidioso. In queste situazioni – e ancor di più in caso di catastrofi – lo smartphone rischia di non avere copertura. Al Tor Des Géants l’anno scorso, per un colpo di sonno un corridore è caduto in un crepaccio. “L’atleta aveva un tracker GPS e grazie all’impiego di LoRaWAN e alla nostra piattaforma IoT è stato possibile ricevere subito l’allarme lanciato attraverso il sensore e individuare la zona impervia in cui era bloccato” racconta Antonio Terlizzi, senior vice president di Everynet, azienda partecipata dal gruppo Elmec di Varese.

LoRa è una tecnologia dell’internet of things “che sta giungendo a maturazione con un ottimo livello di affidabilità” aggiunge Terlizzi. Non ha bisogno né di WIFI né di SIM card perché si basa su sensori che trasmettono su frequenze radio piccole quantità di dati (poche decine di kilobit al secondo) a distanza di decine di chilometri: fino a 70 chilometri in contesti aperti, cifra che scende in presenza di edifici. Essendo il traffico dati limitato, le batterie possono durare molti anni.

LoRaWAN funziona su basse frequenze libere. In Europa si possono costruire reti privati e anche pubbliche, con possibilità di sfruttamento commerciale. In Italia le reti pubbliche sono ammesse solo con una licenza temporanea del Mise.

Everynet non è solo uno dei provider di connettività – “Stiamo costruendo reti pubbliche in Spagna, Messico e Brasile”, aggiunge Terlizzi – ma fa parte della LoRa Alliance, non profit a cui aderiscono più di 500 aziende, da Alibaba a Cisco, da Google Cloud a Schneider Electric. Infatti il modello di sviluppo è aperto. La tecnologia LoRa si basa su microchip di proprietà Semtech ma la società francese permette a chiunque poi di costruire le reti, dispositivi e servizi verticali che si basano su protocollo LoRaWAN. Questo offre grandi possibilità di adozione in ogni ambito. Basta acquistare un sensore e collegarsi o a una rete pubblica o privata pagando una fee, variabile da 1 a 8 dollari all’anno.

Oltre che ai contesti di soccorso e alle aree remote, questo internet of things si presta a impieghi molti diversi. “Pensiamo alla smart irrigation con la possibilità di risparmiare acqua in base alle previsioni meteo o ai sensori di bagnatura fogliare che dosano l’utilizzo degli antiparassitari” – continua Terlizzi – “O ancora la tracciatura in ambito logistico per il controllo della catena del freddo”.

Uno degli sviluppi nelle aree urbane è legato alle smart city. “Siamo partiti nel 2015 quando A2A doveva trovare la soluzione migliore con investimenti a 10 anni per la lettura dei contatori del gas” – racconta Pierpaolo Palazzoli, responsabile di Smartcity Lab di A2A Smart City- “Oggi abbiamo un network server creato grazie all’acquisizione di uno spinoff dell’Università di Padova”. Sono stati realizzati con LoRaWAN diversi servizi come i cestini intelligenti che monitorano lo stato di riempimento per una migliore gestione della raccolta rifiuti. Progettati assieme al Cefriel gli smart bin installati da Amsa sono già 9.500 a Milano. Il modello è sia B2B con utilities sia B2C, tramite accordi con aziende: “Per esempio con la startup Bluon” – aggiunge Palazzoli – “abbiamo creato un tacker per geolocalizzare bambini e anziani”.

Tor des Géants Everynet ha creato una rete private LoraWan per il Tor de Géants (nella foto Tor des Géants® ) utile per localizzare gli atleti e soccorrerli. Il sensore usato in Valle d’Aosta è stato testato anche a San Domenico di Varzo. Everynet fornisce una minirete di gateways (trasmettitori radio) per la copertura dell’area sciistica. Con una dashboard i gestori delle piste identificano i segnali emessi dai sensori, localizzando così sciatori e alpinisti in difficoltà.